lunedì 20 febbraio 2017

Aprite quei fottuti confini!




A Barcellona una manifestazione per chiedere più migranti...oh, oh ...sicuramente una manifestazione organizzata dalle solite ONG mondialiste che sull'immigrazione di massa incontrollata stanno guadagnando una marea infinita di soldi. Comunque perché non accontentarli? C'é da dire che le navi delle ONG spagnole dovrebbero pensare prima alla voglia di accoglienza dei propri connazionali invece di scaricare in Italia orde di maschi afroislamici raccolti sulle spiagge libiche, o no?

A ridatece er tedesco!




Papa Francesco anche in questi giorni parla degli immigrati come di una risorsa per il nostro Paese! A parte il loro odio nei confronti delle donne, a parte il nostro 40% di disoccupazione giovanile, a parte l'islamizzazione che portano, a parte doverli mantenere noi, che già fatichiamo e in molti anche si suicidano, dove pensa di relegare gli italiani? Al ruolo di servi e di ospiti in casa propria? Rimpiango Ratzinger, che predicava a queste risorse di risollevare i loro paesi, di aiutare la crescita nel loro luogo di origine! Certo, non di invadere e sovvertire il nostro stile di vita con le loro culture. Desidero la libertà di decidere. Fateci scegliere questa immigrazione e, soprattutto, ridateci il buon senso di Ratzinger, per il bene degli italiani e non solo!

Il circo della farfalla


La vita è un circo e i suoi personaggi più numerosi sono i pagliacci. Così numerosi che riescono a infestare anche la vita virtuale di internet e vengono chiamati Troll. Nella vita reale, o apparentemente tale, i pagliacci si dividono in due categorie. Come nel circo equestre classico, composto di animali feroci, nani e ballerine, c’è il pagliaccio triste vestito di bianco, con la lacrima dipinta sul volto, e il pagliaccio ridanciano dalle grosse scarpe e dai vestiti variopinti, così nella vita reale ci sono i pagliacci buoni e i pagliacci cattivi. Questi ultimi sono una minoranza, ma riescono ugualmente a fare molti danni. Gli altri, subiscono. Io sono un pagliaccio di medie dimensioni, né buono né cattivo, senza infamia e senza lode e da dieci anni vivo la vita anfibia del pendolare tra il Friuli e il Madagascar. In Friuli conduco la scialba esistenza del pensionato senza essere pensionato e godo di una scialba serenità senza stimoli. Se voglio avere qualche contatto con la natura, devo andare io a cercarla. In Madagascar è lei che viene a cercare me, anche quando proprio non ci penso. Basta tenere una luce accesa di notte e si presenta nelle vesti di una falena ocellata. Le nostrane, la Saturnia e la Pavonia, sono di grosse dimensioni e hanno bisogno dei finti occhi per difendersi da assioli e civette. Questa falena, come me pagliaccio, è di medie dimensioni e ha ritenuto opportuno anch’essa dotarsi di ocelli, onde spaventare gli alati predatori notturni. Gli può andar bene una volta al massimo. O due, perché la vita anche per lei è un circo e i pagliacci cattivi sono scaltri.




domenica 19 febbraio 2017

Il re delle formiche


C’è nella brousse una superstizione che ha per protagonista un serpente. Come tutti i serpenti del Madagascar, non è velenoso, ma il fatto che abbia eletto a suo domicilio i formicai ha spinto i malgasci a immaginare che si faccia portare il cibo, e servire anche in altri modi, dalle formiche, in quanto loro monarca. Oggi Tina stava cucinando sotto l’albero di manghi. Io ero in casa. Improvvisamente sento del trambusto provenire dall’esterno. I bambini e le due donne adulte nostre ospiti strillano che c’è un serpente vicino la “fatapera” e urge l’intervento del “vazaha”, il quale, per non deludere i numerosi spettatori, con fare noncurante si china sulla strisciante creatura, l’afferra dietro la testa e la porta lontano dalla cucina all’aperto. Avutolo in mano, mi accorgo che ha la pupilla verticale, come le nostre vipere, e un atroce dubbio mi assale. Siccome so di essere imbranato, specie quando occorre non esserlo, già m’immagino morso fulmineamente e accompagnato d’urgenza all’ospedale, tenuto conto che è domenica e i medici sono a casa, anche quelli del sedicente pronto soccorso. Per fortuna, il funesto lampo d’immaginazione si conclude in pochi secondi e la serpe riacquista la libertà lontano dagli affamati ospiti e in un angolo del vasto cortile. Poi torno con la macchina fotografica, che ovviamente s’inceppa.


Il successo di un ristorante


Se siete misantropi, non andate il sabato sera al ristorante Chez Freddy, a Mangily, ma se non lo siete allora è il momento giusto per voi, per assaporare quello che le guide del Madagascar definiscono il vero spirito godereccio della Grande Isola: musica tradizionale e sapori di mare con spezie piccanti. All’inizio, la sera di sabato 18 febbraio, dicevo a Tina che avevamo scelto la giornata sbagliata, ma poi mi sono lasciato catturare dalla musica dal vivo, con le due ragazze cantanti e ballerine e i tre musicisti che suonavano chitarre e tamburi, che sembrava si divertissero in quello che facevano. Gli applausi erano scarsi, alla fine di ogni pezzo, ma io penso che anche gli altri avventori abbiano apprezzato le loro performances musicali, con brani della brousse che di solito non vengono trasmessi dalle radio. Noi avevamo già fatto l’ordinazione, riso cantonese vegetariano per me e gamberetti per Tina, ma ogni sabato c’è la possibilità di mangiare tutto ciò che si riesce a mangiare, disposto su vassoi in un unico tavolo, con soli 30.000 ariary a persona, pari a 9 euro.


sabato 18 febbraio 2017

Le frustrazioni di chi non è nativo di internet


E pensare che ero riuscito perfino ad entrare nella pagina dei pagamenti, con la seconda prenotazione, perché la prima era scaduta, ma poi, quando VISA mi ha chiesto il “mot de passe”, la password, mi sono bloccato. Quando mai ho usato io la password per fare prelievi allo sportello della Posta? Il giorno dopo, in virtù del fatto che il cervello non dorme mai, ho capito che quello che VISA intendeva per “mot de passe” altro non era che il PIN, composto da 5 cifre di cui solo io sono l’unico detentore. Ma ormai era troppo tardi! Rientrato nel sito di Air France, compilato tutto ciò che c’era da compilare, il numero del passaporto, il menù vegano, ecc. non sono più riuscito a trovare il modo di pagare, cioè la pagina riservata ai pagamenti mediante carta VISA. Non c’è stato verso! Alla fine, preso dalla disperazione, mi sono rassegnato ad andare in un’agenzia viaggio di Tulear, accompagnato da Tina, sapendo che avrei speso qualcosa in più, ma i sospiri di sollievo, dopo quasi una settimana che ci provavo, non si sono più contati, dopo che l’impiegata dell’agenzia mi ha rilasciato il biglietto e dopo che il POS ha fatto il suo dovere di prelevare i soldi dal mio conto Poste Pay, legato al circuito VISA. Fra poche settimane si conclude quindi il mio dodicesimo capitolo in questa terra australe, ma qualcosa mi dice che non sarà l’epilogo del libro che sto scrivendo, vivendo, giorno per giorno. Come dicono quegli uomini che hanno perso memoria e virilità, “Mi piacciono ancora le donne, ma non mi ricordo perché”, io, dopo dieci anni da pendolare tra il Friuli e i tropici, posso dire: “Mi piace ancora il Madagascar, ma non mi ricordo perché”.

venerdì 17 febbraio 2017

Il ritorno di un fantasma



La prima volta che vidi un giovane malgascio indossare per strada una maglietta con l’immagine di Osama Bin Laden fu nel 2003, nel quartiere di Beoririka a Tanà e il primo impulso fu di correre dietro al ragazzo e di chiedergli spiegazioni sul perché indossasse l’effige del nemico pubblico numero uno al mondo. Il secondo impulso, più razionale, fu di mandare il nostro autista Maurice a comprare una maglietta simile da portare in Italia come souvenir. Nel 2003 la ferita delle Torri Gemelle era ancora aperta in Occidente, io non avevo ancora ben chiaro cosa fosse realmente successo e migliaia di giovani nel Terzo Mondo avevano fatto di quel miliardario saudita il loro eroe nella lotta all’imperialismo americano. I cinesi, come al solito, ne avevano approfittato mettendo sul mercato dei paesi poveri quel tipo di magliette. Oggi, a distanza di 16 anni da quella demolizione controllata che diede il via alla cosiddetta guerra al terrore, mi ritrovo un vecchio malgascio, a Tulear, con la stessa maglietta e i casi sono due: o i cinesi continuano a fabbricarle, ma è poco probabile, o questo signore è riuscito a conservare bene, in naftalina, un capo di abbigliamento che risale a tre lustri fa. Lui, comunque, non sembrava conoscere la storia di quel signore barbuto che portava sulla pancia.

Va di moda l’umiltà cristiana





Testo di Enrico Priotti

Nella foto vedete il sindaco di Merano, Paul Rösch, dei Verdi, mentre pulisce le scarpe ad un immigrato, «in segno di rispetto».

Veneto satanista


Fonte: Leggo

“Marco è stato trovato agonizzante lungo la ferrovia ed è morto in ospedale. Dicono che si sia buttato sotto al treno, ma non è così: è stato picchiato e poi abbandonato sui binari. Mio figlio si sentiva in pericolo”. A parlare con Giallo è Anna Cattarin, la mamma di Marco Cestaro, un ragazzino di appena 17 anni trovato agonizzante sui binari a poche decine di metri dalla stazione ferroviaria di Lancenigo, un piccolo paese in provincia di Treviso. In passato la famiglia era anche stata minacciata da una setta satanica. Era il 13 gennaio quando marco è morto. Il ragazzo, di Fontane di Villorba, è stato soccorso e trasportato in ospedale, ma tre giorni dopo il ricovero il suo cuore ha smesso di battere per sempre. La Procura ha aperto un’inchiesta perché le cure al ragazzo sarebbero state prestate in ritardo.

giovedì 16 febbraio 2017

Una festa di compleanno


Per noi piccoli borghesi, che siamo cresciuti con sdolcinate abitudini familiari, laddove i compleanni dovevano per forza essere momenti di gioia, circondati com’eravamo, nell’infanzia e a volte anche nell’età adulta, da amici e parenti, vedere come il compleanno della neoquattordicenne Annika andasse a finire in vacca, è piuttosto demoralizzante. Prenotata il giorno prima perché il mercoledì “Le Jardin” di Giancarlo è chiuso, la torta per cinque persone è stata una notte in frigo e io mi domandavo come fare una sorpresa ad Annika dal momento che avrebbe visto la scatola di cartone e avrebbe domandato cosa contenesse. Sua madre, infatti, le ha detto che era roba del vazaha, cioè del sottoscritto e che non avrebbe dovuto toccarla. Invece era per lei e ancora adesso mi chiedo se lo avesse almeno sospettato.


mercoledì 15 febbraio 2017

Il DNA italiano contaminato dai migranti




Io sento la necessità di fare una considerazione che in un certo qual senso sta alla base di tutti gli eventi che si stanno verificando quasi come fossero causati da situazioni contingenti. Io ritengo, e non ho la pretesa di sapere di più o meglio degli altri, che i suicidi, le condizioni di disagio dei giovani con manifestazioni disperate di insofferenza, siano da giustificare in quel Dna dettato da animo sensibile appartenente in modo intrinseco all'animo degli italiani. E i nostri governanti, ben sapendo questa nostra remissività e sensibilità, la sfruttano per farci fare delle cose che sono vergognose. Non solo ci impongono l'accettazione di immigrati primitivi che stuprano, rubano, uccidono, ma addirittura pretendono che la condanna sia irrisoria quasi per non dispiacerli. L'Italia si sa è un paese di sognatori, poeti, artisti e navigatori. Abbiamo una creatività intrinseca con una sensibilità verso l'arte che appartiene in modo endemico agli italiani. Non possono pretendere di distruggere il nostro DNA, il civismo, il nostro modo di vivere. Io ritengo sia necessario ribellarci perché l'integrazione con questi elementi, islamici, non è assolutamente ipotizzabile e il Bergoglio sciocco non deve pretendere di dire cazzate e rompere i coglioni più del necessario.

Le generazioni future ci chiederanno conto del disastro agricolo


Testo di Graziano Ganzit

Eppure si gronda trionfalismo come ai tempi di Mussolini. La Coldiretti, assieme al mondo accademico, porta la responsabilità del più grande disastro agricolo mai accaduto. Siamo privi di "Sovranità Alimentare" e dipendiamo dall'estero per tutto...escluso il Prosecco. Una vergogna di cui dovremo rendere conto alle generazioni future!

Vite grame che impediscono il sorriso



Nel romanzo “Il nome della rosa” c’è un frate che non ride mai perché per lui ridere è cosa demoniaca. Nella lingua friulana non esiste il verbo sorridere e infatti, anche oggi che i tempi di miseria sono finiti da un pezzo, difficilmente vedrete un friulano sorridere. E’ più facile vederlo ridere, da ubriaco. La madre naturale di Tina, Zenizy, benché le dicessi “Homehy, homehy, homehy”, sorridi, sorridi, sorridi, più di così non è riuscita a sorridere, come se avesse una paralisi dei muscoli facciali. Del resto, vive nella brousse, a Koritsiky, e nella brousse la vita è dura, irta di privazioni. Tutte le volte che l’ho incontrata, chiedeva aiuti alimentari perché nella brousse, tra l’altro, si muore di fame. In questo caso, Tina le ha dato 40.000 ariary affinché potesse comprarsi un sacco di manioca secca e pagarsi il viaggio di ritorno in camion-brousse.  

Acrobatici bicitassisti


Quando il ciclone allaga le strade di Tulear, i conducenti di ciclo-poussy intasano le scorciatoie esenti dagli allagamenti, ma alcune sono così strette che i ragazzi devono fare vere e proprie acrobazie per non scontrarsi con i loro colleghi.

martedì 14 febbraio 2017

Vecchie tecniche dei servizi segreti


Testo di Enrico Priotti

Guarda come è calato fulmineamente il silenzio sulle 68 persone intossicate da una "bomboletta spray al peperoncino" all'aeroporto di Amburgo, "mescolata per sbaglio all'aerazione"... Come se una bomboletta potesse fare un effetto simile e come se fosse una cosa normale che qualcuno si diverta a mettere gas urticanti nell'impianto di aerazione di un grosso aeroporto, senza che nessuno veda, oltretutto. Chissà cosa è successo veramente.




L'inversione: tipico linguaggio massonico





Noi diamo 30 euro al giorno per la loro igiene, per il loro vitto e alloggio e per i loro divertimenti (smartphone, tv, wifi...). Ma il dono lo fanno loro a noi, donandoci la possibilità di dare loro 30 euro al giorno, salvo cresta delle coop. Non è fantastico tutto ciò ?

lunedì 13 febbraio 2017

Nulla vidi, nulla sacciu


Fonte: Leggo

La denuncia viene dal Wwf locale, che spiega come alla periferia della città alcuni residenti abbiano segnalato la morte, tra atroci sofferenze, dei propri animali. A San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, una silenziosa strage sta uccidendo cani e gatti domestici, ma anche randagi e animali selvatici (volpi e altri predatori). Il sindaco, Giampiero Modaffari, si è attivato dando disposizioni alla Polizia municipale per indagare sul fenomeno e avvertire la popolazione del rischio. Nelle strade di San Cataldo, infatti, sono stati sistemati alcuni cartelli che avvisano i cittadini della «sospetta presenza di esche avvelenate potenzialmente nocive per gli animali». «Non è la prima volta che a San Cataldo si registrano simili gesti criminali - dice il presidente del Wwf Sicilia centrale, Ennio Bonfanti -. In quelle stesse contrade, per esempio, già nel 2013 furono rinvenuti diversi animali morti a causa dell'ingestione di sostanze tossiche. Facciamo appello ai cittadini - prosegue - affinché ci aiutino a individuare i criminali che stanno avvelenando le nostre campagne. In caso di individui o auto sospette che spargono polpette o altri alimenti, occorre chiamare immediatamente le forze di polizia e, se possibile, filmare col proprio telefono cellulare la scena alla quale si assiste». Anche le Guardie zoofile e ambientali del Wwf di Caltanissetta sono a disposizione del Comune e delle altre autorità competenti per collaborare nelle azioni di contrasto al fenomeno.

Elogio della Germania



I nostri politici, supportati dai media che fanno finta di criticarli, ma poi, quando il momento diventa critico li supportano in cambio di una legislazione clientelarmente favorevole, da un po’ di tempo stanno facendo una critica spietata alla Germania. La Germania è cattiva, la Germania è avida, la Germania è prepotente, La Germania è insensibile, la Germania è egoista, La Germania è priva di solidarietà, la Germania è …..! Il problema vero è che le cose tedesche vanno molto meglio di quelle italiane ed i nostri politici non vogliono riconoscere che se, nonostante la crisi mondiale, le cose da noi vanno molto peggio che oltre il Brennero, la colpa principale è della loro inettitudine, della loro corruzione, della loro propensione a rubare, della loro scarsa preparazione per amministrare la cosa pubblica e tentano, more solito, di addossare agli altri le loro precise responsabilità.


Prima che il gallo canti (e che la gallina abbia qualcosa da ridire)


E’ bello dopo il ciclone ascoltare le ranocchie che cantano nel pantano. Non credo sia solo un modo per rimarcare il territorio e segnalare alle femmine la disponibilità ad accoppiarsi di un maschio, ma una vera e propria manifestazione di gioia. Per lo meno, è una sensazione che provo tutte le volte che il buon umore supera la soglia del dolore e s’innalza verso le altezze sublimi della beatitudine. In tutte le altre occasioni – e sono la maggioranza – per me la vita è male, come diceva il gobbetto Giacomino. Va da sé che è bello, in ore antelucane, sentire l’assiolo che fa un assolo e i grilli che fanno un concerto, sovrapponendosi, in una cacofonia gradevole e rilassante, al gracidare di rane e rospi. Ma i re del mattino restano loro: i galli, in malgascio chiamati “akoho lay”, per distinguerli dalle galline che invece sono “akoho vavy”, oltre che dai pulcini che si chiamano “zanakakoho”. Chi riesce a pronunciare queste parole ha il mio plauso. Io ci ho messo anni per impararle. Nei giorni feriali la sveglia è alle cinque. Io sono sveglio alle tre, l’ora del diavolo e se lo viene a sapere Tina, che già mi considera un “devoly”, avrebbe conferma della mia natura infera, del tutto avulsa dalla cristiana primitività sua e dei suoi connazionali.


domenica 12 febbraio 2017

Fratelli cosmici che violentano le bambine




Sentire queste corbellerie fa venire il voltastomaco. Che siano maledetti per l'eternità tutti coloro che hanno contribuito e tutt'ora contribuiscono all'importazione Islamica, perché hanno in parte distrutto la nostra civiltà e la nostra etnia. Che sia maledetto Bergoglio, ignorante che va a sentire la puzza dei piedi degli islamici nelle moschee. Che sia maledetto quel partito traditore della patria, come il Pd che per fare soldi nell'interesse delle multinazionali e delle coop importa umanume nella speranza di una globalizzazione cretina e ottusa.