domenica 29 settembre 2013

E queste da dove sbucano?

 


PECHINO - Sciami di calabroni stanno seminando morti nella provincia meridionale cinese dello Shaanxi. In tre mesi le vittime sono almeno 28 e negli ultimi giorni gli attacchi sono aumentati perché l’autunno è la stagione in cui la specie di calabroni che infesta quelle campagne è più attiva. La situazione è seria, tanto da aver richiamato l’attenzione dei medici militari. Il direttore del reparto nefrologia dell’ospedale dell’Esercito a Chengdu dice che il tasso di mortalità tra le persone punte è relativamente alto in Cina, perché molte vittime sono abitanti di remote zone agricole che non possono ricevere cure tempestive. Di qui la mobilitazione del personale militare.

   
«VESPA MANDARINIA»- Il calabrone killer ha il nome scientifico di «Vespa mandarinia», è grande quanto un pollice e ha un pungiglione altamente tossico. Il veleno può provocare danni ai reni, al fegato e all’apparato cardiaco. Per evitare la morte, nei casi più gravi, il tempo di intervento non deve superare le due ore. Gli ospedali del circondario hanno segnalato 583 ricoveri negli ultimi tre mesi. I morti come detto sono 28, ma il numero delle vittime rischia di salire, perché giovedì quando era stato fatto un primo bilancio, i casi fatali erano 18. Dei ricoverati, quasi 500 sono stati dimessi, circa 70 sono ancora in cura. Centinaia di nidi di vespe mandarinia sono stati bruciati nello Shaanxi questa estate. E le autorità hanno istituito una task force di pronto intervento: chiunque veda un nido su un albero o tra i cespugli è invitato ad allontanarsi e chiamare i tecnici provinciali.

TESTIMONIANZE - I racconti di chi ha subito l’attacco sono da film dell’orrore: «Ero al lavoro nel mio campo quando ho visto una madre e un bambino aggrediti da uno sciame, ricorda il contadino Chen Changlin di Ankang. I calabroni mi hanno circondato e mi hanno punto per almeno tre minuti, ho cominciato a correre e loro non mi lasciavano». Chen ora è sottoposto a dialisi nel tentativo di disintossicare i suoi reni. «I pazienti con 10 punture debbono essere tenuti sotto osservazione, oltre le 30 il rischio è molto alto e serve una terapia d’urgenza», dicono i medici. Una contadina di 55 anni punta da uno sciame di calabroni ad agosto soffre ancora di incontinenza. In ospedale le hanno riscontrato 200 punture su testa, braccia e gambe.

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