venerdì 28 novembre 2014

Un autore preveggente

 
Ventidue anni prima che uscisse il film Matrix, uno scrittore americano di nome Philip Dick, morto all’età di 54 anni per la troppa droga assunta o per essersi sposato cinque volte, anticipò l’esistenza di una realtà virtuale programmata al computer, invisibile ai nostri sensi, ma di cui possiamo accorgerci quando notiamo qualche stranezza come la ripetizione di avvenimenti. E’ facile pensare al fenomeno del dejà vu. Nel 1967 la sua casa fu visitata da sconosciuti che aprirono la cassaforte dove custodiva il suo schedario (se fossero stati ladri normali avrebbero cercato soldi e gioielli) e Dick non potè fare a meno di sospettare dell’FBI, anche se gli autori dell’intrusione non furono mai scoperti. Eppure, si trattava solo di uno scrittore di fantascienza e non di uno scienziato, un ufologo o un astronauta. Poiché a un certo punto della sua vita cominciò a sentire delle voci, si può ipotizzare che gli abbiano inserito qualche microchip nel cervello, tecnica che gli Illuminati non hanno mai messo da parte. Se le intuizioni di Philip Dick sono corrette, anche le sue opere si possono inserire nella categoria della letteratura preveggente, al pari di “1984”, dei “Protocolli dei sette savi di Sion”, e altre opere.

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