sabato 5 novembre 2016

Il governo mente, come sempre


Fonte: L'imbeccata

I primi ad averlo capito dopo poche settimane dal sisma del 24 agosto, sono stati i tecnici dei vigili del fuoco. Ne hanno parlato con i responsabili dei campi della protezione civile, hanno cercato di recuperare la documentazione ancora reperibile e poi hanno chiamato i geologi per avere conferma di quel che avevano capito. E la risposta è stata una pietra tombale su molte attese delle popolazioni terremotate e soprattutto sulla raffica di promesse che ancora oggi il governo di Matteo Renzi e le istituzioni locali ripetono come ritornelli: no, gran parte dei paesi delle Marche, dell’Umbria e del Lazio non verranno ricostruiti.



Non potranno essere ricostruiti come erano, e soprattutto anche si volesse farlo, non potranno essere ricostruiti dove erano. Il motivo è semplice, e ce lo ha confidato un tecnico della protezione civile che ha avuto la responsabilità di alcune di quelle aree: “il terreno stesso è a rischio. In alcuni casi lo era ben prima delle scosse di terremoto, e alcuni di quei paesi o frazioni potevano essere portati via da un’alluvione o da una frana. Sarebbe follia ricostruirli lì…”.

Le certezze tecniche riguardano al momento solo alcuni comuni e frazioni compresi nel cratere del primo terremoto, perché i rilievi sulle aree del secondo cratere al momento non sono stati possibili. Ma da quel che si capisce non si potrà più ricostruire dove sono e nemmeno nelle immediate vicinanze comuni importanti del primo terremoto come Arquata e Pescara del Tronto, così come le frazioni più vicine: Vezzano, Spelonga, Tufo e tante altre.


Ai primi rilievi sotto Arquata si è capito come il paese caratteristico in cima a un colle poggiasse sostanzialmente su poco o nulla: sotto non c’era né pietra né roccia, ma solo terriccio estremamente franoso. Stessa condizione per Pescara del Tronto, e i guai si erano già capiti anche per le parti di paese che apparentemente sembravano poggiare su un terreno più sicuro. Nella zona di Borgo di Arquata, dove è stato piazzato subito dopo il sisma il campo con le tende per gli sfollati, erano già emerse aree in “grave dissesto gravitativo” dopo una indagine del 2013 della Autorità di Bacino interregionale del Fiume Tronto.

La vallata dove sorge il Borgo, secondo quei rilievi, “risulta costituita in copertura da depositi detritici di natura arenacea in matrice limo sabbiosa sia in destra che in sinistra orografica del fosso. Il terrazzo alluvionale costituito da ghiaie e ciottoli arrotondati in matrice sabbiosa, affiora in sinistra orografica dell’asta del torrente, in corrispondenza della scarpata fluvio-torrentizia di raccordo con l’attuale alveo del fosso. I depositi di origine alluvionale sono parzialmente sormontati dalla copertura detritica”.


Già prima del sisma alcuni fabbricati all’ingresso di Arquata poggiavano su terreno in forte erosione che- diceva l’autorità di bacino, poneva “in una situazione di rischio i fabbricati stessi”. Già allora si rilevò che “il centro abitato è delimitato a Sud-Ovest dalla scarpata di erosione fluvio-torrentizia dell’altezza di circa 6,0-7,00 m. interessata da crolli ed arretramento, con situazioni di criticità per gli edifici siti in prossimità del ciglio della scarpata stessa. La scarpata presenta una forte inclinazione, a tratti subverticale e una sorta di merlatura, con l’alternarsi di tratti meno erodibili e più erodibili in cui l’arretramento risulta più pronunciato”. Anche le vie di collegamento non erano in condizioni migliori: “La strada provinciale n. 129 , interessata da dissesti ripetuti nel tempo, presenta attualmente, lesioni e fratture trasversali visibili lungo l’asfalto stradale”.



Ora tutto quel che veniva considerato a rischio per il terreno su cui poggiava, non c’è più. E i tecnici sanno bene che in queste condizioni è inutile ricostruire nello stesso posto, mai ci fossero davvero la voglia e i soldi per farlo. In ogni caso i paesi andrebbero spostati di km per trovare condizioni più sicure. E’ probabile che una situazione simile venga riscontrata in parte del cratere del secondo terremoto, che ha un versante più esteso in Umbria, ma in linea d’aria è assai vicino ad Arquata e a Pescara del Tronto. Ma nessuno fino ad ora ha messo sull’avviso gli abitanti di quelle zone, ormai tutti sfollati sulla riviera marchigiana.


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