lunedì 25 dicembre 2017

Il Partito Democratico visto da un fautore dell'invasione


Testo di Giusto Catania


Nessuno dica più, per favore, che il Partito Democratico è un argine contro l'avanzata delle destre e del populismo. La scelta del Partito democratico di boicottare la modifica della legge sulla cittadinanza italiana, introducendo nell'ordinamento nazionale il principio secondo il quale chi nasce in Italia acquisisce la nazionalità, è una evidente  concessione alla cultura etnocentrica delle destre e alla becera propaganda populista. La legge sullo Ius Soli avrebbe consentito l'acquisizione di un diritto a circa ottocentomila ragazzi che frequentano le nostre scuole, parlano perfettamente l'italiano, si nutrono dei valori nazionali, frequentano coetanei da cui non si sentono diversi. Il Parlamento e, in primis,  la maggioranza di governo hanno accettato, in una evidente subalternità culturale, la campagna di mistificazione che ha assemblato impropriamente gli sbarchi dei migranti, la sicurezza nazionale, l'aumento della criminalità e del terrorismo, il rischio della perdita dell'italica identità.

Non siamo stati in grado, anche a causa di un sistema dell'informazione disattento alle dinamiche politiche esterne alle logiche di Palazzo, di costruire una mobilitazione popolare in grado di modificare l'egemonia culturale del Parlamento che non ha voluto ascoltare le esigenze di una parte importante del Paese. La paura di perdere voti ha indotto il Partito democratico a non accettare la sfida del cambiamento reale, limitandosi ad inseguire le pulsioni reazionarie dei centristi, le ipocrisie dei cattolici a giorni alterni, le scandalose affermazioni razziste di leghisti e pentastellati, i calcoli ragionieristici di chi pensa che la politica sia gestione dell'ordinaria amministrazione e non ambizione alla trasformazione dell'esistente.





Il Partito democratico ha perso l'ultima occasione per dimostrare di essere un'altra cosa rispetto alla poltiglia di potere che ha occupato le istituzioni democratiche, grazie ad una legge elettorale che ha consentito a pochi oligarchi di nominare i parlamentari. Da domani comincia una nuova storia politica: sciolto il Parlamento che non è riuscito ad approvare una legge di civiltà, grazie all'alleanza trasversale delle tre compagini maggioritarie del Paese, comincerà una campagna in cui sarà impossibile per coloro che sono stati complici delle destre e dei populisti presentarsi come argine alle destre e ai populismi. Anche perché, alla prova dei fatti, la differenza non c'è.  

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