martedì 2 gennaio 2018

Povere cassiere!



Da almeno un paio di mesi, da quando si è saputo della tassa sui sacchetti trasperenti della frutta e della verdura, sto pensando a nuovi modelli di comportamento, sulla base del detto: “Fatta la legge, trovato l’inganno”. Con i limoni già lo facevo: ne compravo uno e l’etichetta con il codice a barre l’appiccicavo direttamente sull’agrume (idem con i meloni), ma di fare la stessa cosa con le arance, che di solito si comprano a sacchi, non mi era venuto in mente. Immagino la frustrazione delle cassiere, costrette a ripetere lo stesso gesto più volte, tante quante sono le arance. Una microguerra fra poveri: consumatori contro cassiere di supermercato. In alcuni casi, ancora prima che avesse inizio questa ennesima tassa, mi ero portato sacchetti cartacei del pane da casa, mettendoci dentro cespi d’insalata, per esempio. Le cassiere non avevano nulla da obiettare. A loro bastava poter scorrere il codice a barre sul lettore ottico. Ma siccome mi piace variare la frequentazione dei supermercati (a Codroipo ce ne sono otto), non posso essere sicuro che a partire da oggi qualche cassiera potrebbe farmi osservazione. Anche loro, poverine, sono tra l’incudine e il martello. Il cliente ha sempre ragione e, nel mio caso, se mi fanno girare gli zebedei oltre un certo limite, posso sempre dire: “Okay, avete perso un cliente!”. E’ una bordata da novanta e io spero di non doverla mai sparare.





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